Poesie e no. Il Gruppo 70 e l’Intermedia.

Pubblicato in La poesia ti guarda. Omaggio al Gruppo 70 (1963-2023)
Catalogo della mostra alla Galleria d’Arte Moderna, Roma
1 Dicembre 2023 – 5 Maggio 2024
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Il 4 aprile 1964 al Gabinetto Scientifico Letterario “G.P. Vieusseux” di Firenze, un gruppo eterogeneo composto da poeti, musicisti e pittori, tutti giovani, presentarono una serata di poesie dal titolo Poesie e no. E fu subito quel “NO” ad imporsi. Canzonette, articoli di giornale, spezzoni di film si alternarono a letture di poesie di autori quali Giovanni Giudici, Angelo Guglielmi, Francesco Leonetti, Elio Pagliarani, Giovanni Raboni, Roberto Roversi, Gianni Toti, oltre ovviamente testi degli autori presenti.
Improvvisamente saltò la stantia cornice in cui si svolgevano le tradizionali serate di poesia. Non c’era più un autore, al limite accompagnato da un lettore, che leggeva le proprie poesie con tono impostato e consueta pomposità. Ma un fiume di stimoli, una sovrapposizione di azioni e una confusione di linguaggi. Il pubblico, sorpreso, non sapeva se ridere, insultare i protagonisti della serata o andarsene.
Il giovane gruppo di artisti non si lasciò facilmente scoraggiare e nell’anno successivo presentò lo stesso spettacolo anche in altre sedi. Prima a Livorno, in particolare al Centro artistico Il Grattacielo, dove riuscirono ad andare in scena per ben 6 “rappresentazioni”, per continuare poi a Roma, alla Libreria Feltrinelli (1965), per arrivare al Festival dei Due Mondi di Spoleto nel 1967 e culminare nella trasmissione di Rai Radio Tre sempre nello stesso anno.
Ma chi erano questi giovani artisti? E perché agivano in questo modo?
Erano il pittore Antonio Bueno, i musicisti Sylvano Bussotti e Giuseppe Chiari, i poeti Ketty La Rocca, Lucia Marcucci, Eugenio Miccini, Luciano Ori, Lamberto Pignotti. Era il “Gruppo 70”, nato poco più di un anno prima in occasione del convegno “Arte e comunicazione” svoltosi tra il 24 e il 26 maggio 1963 al Forte Belvedere di Firenze. Un gruppo che perseguiva un’idea di rinnovamento del linguaggio poetico che, come molte altre esperienze internazionali coeve, voleva portare la poesia fuori dal libro. Fuori cioè dalla gelida e solitaria scansia in mogano di una ricca libreria borghese per immergerla nella vita, nella strada, nella realtà ed appropriarsi di nuovi linguaggi e nuove possibilità di espressione.
Il Gruppo 70 in questo modo si allineava ad una spinta che condivideva con altre esperienze internazionali come il Lettrismo, Fluxus, la Poesia Concreta, anch’esse impegnate a trovare nuove possibilità, nuovi linguaggi, nuove forme per la poesia e l’arte. Possibilità che si potevano trovare solo extra moenia, fuori cioè dalle rigide mura che separavano le categorie estetiche. Vale a dire uscire dalla cittadella letteraria (artistica) con le sue mura di confine, i suoi critici-guardiani e le sue regole di ammissione.
Uscire dal libro, infatti, non vuole dire solo abbandonare un determinato medium ma scardinare tutta una cultura secolare che su tale strumento ha fondato ed eretto la propria solidità: scripta manent, verba volant.
Ruolo rivendicato da Pignotti, ad esempio, quando scrive che la Poesia Visiva « ponendosi come scuola di guerriglia semiologica, prospetta potenzialmente – nell’ambito della civiltà dei segni, nell’ambito di una società di massa – un’autentica rivoluzione culturale.» (1)
Non è un caso quindi che proprio sul verba volant si concentrino molte di queste esperienze che andranno ad alimentare un filone, quello della Poesia Sonora, già inaugurato dalle avanguardia storiche con la Poesia Fonetica futurista e dada, e che inevitabilmente sfocerà nelle rappresentazioni multimediali in cui l’azione dell’artista in presenza si coniuga con le nuove tecnologie a disposizione. Un percorso analizzato da Dick Higgins negli stessi anni e che lo porterà alla formulazione del concetto di Intermedia in cui la Poesia Visiva gioca un ruolo di primo piano assieme alle conseguenze della lezione di John Cage.(2)
« Lamberto Pignotti ricorda a proposito della formazione del Gruppo 70 […] che la volontà di rompere con la tradizione borghese in favore dell’interdisciplinarità aveva condotto gli artisti a lavorare tra suono e immagine, tra cinema e teatro, tanto da poter affermare che (almeno in Italia) gli antecedenti delle performances, tanto diffuse negli anni successivi, dovevano essere rintracciati negli spettacoli intitolati: Poesie e no.» (3)
Possiamo quindi pensare alla serata al Gabinetto Vieusseux come ad uno tra i primi esperimenti Intermedia in Italia. Non è un caso che Bussotti, Chiari, Miccini e Pignotti avessero rapporti abbastanza stretti con alcuni artisti Fluxus. Ad iniziare da Bussotti e Chiari che parteciparono attivamente alle attività Fluxus già a partire dai primi concerti organizzati in Europa tra il 1962 e il 1963. L’idea quindi degli Happening di Kaprow e degli Events di Brecht, che puntano decisamente nella direzione di quello sfondamento delle barriere tra arte e vita così centrali nelle arti ad iniziare dalle avanguardie storiche, trovarono una loro forma italiana nel concetto di sinestesia, più volte messo al centro della propria formulazione teorica dal gruppo fiorentino.
Sinestesia che diviene una sorta di necessità interna al prodursi della nuova poesia (della nuova arte) in cui più livelli linguistici e sensoriali devono trovare una loro sintesi. Pensiamo ai Drink-poem e ai Chewing-poem di Pignotti o ai Pappapoemi di Arrigo Lora Totino che, tra autoironia e provocazione, stravolgono il famoso adagio Carmina non dant panem trasformando il carmina in vero panem e, offrendosi al pubblico come poesia edibile, forza il fruitore ad esercitare altri possibili sensi per gustare una poesia.
Ma al di là di queste provocazioni giocose in pieno spirito avanguardista che arrivarono fino alla proposta di una “Poesia olfattiva” da parte di Luciano Caruso nel 1974, la nostra attenzione deve rimanere fissa sul fatto che la crisi del linguaggio come struttura in grado di trasmettere e comunicare un discorso soggettivo sul reale era in quegli anni oramai un dato acquisito e consolidato per i poeti più avanzati che s’impegnarono con sempre maggiore convinzione nella ricerca di nuovi linguaggi. Come lucidamente scrisse Adriano Spatola:
« Il problema quindi non è più soltanto quello di trasformare le poesia in qualcosa di nuovo rispetto alla poesia tradizionale ma soprattutto quello di far sì che la poesia, attraverso questa trasformazione, si proponga come arte totale. (…) Essa cerca oggi di farsi medium totale, di sfuggire a ogni limitazione, di inglobare teatro, fotografia, musica, pittura, arte tipografica, tecniche cinematografiche e ogni altro aspetto della cultura, in una aspirazione utopistica al ritorno alle origini.» (4)
Per tornare a Poesie e no, Eugenio Miccini lo descrive come: « una specie di poesia-spettacolo che contiene, appunto, poesie e altro materiale di provenienza extra-letteraria: notizie giornalistiche, poesie visive, canzoni di largo consumo, azioni quotidiane, gesti comuni, partiture registrate su nastro, suoni concreti, ecc. […] Tutti questi materiali […] sono montati mediante varie tecniche: sovrapposizioni, dissolvenze, sequenze, riprese. Ne risulta una costante simultaneità di azione, tale da sollecitare lo spettatore a più livelli, disponendolo ad assorbire e a reagire con omologa simultaneità di registro sensibili e psicologici.» (5)
Non sfuggirà a nessuno che il riferimento di fondo utilizzato da Miccini nello spiegare la costruzione di Poesie e no è il linguaggio cinematografico. Montaggio, sovrapposizioni, dissolvenze, sequenze, riprese.
Ed è in questo aspetto che emerge il ruolo svolto nell’organizzazione di quest’azione poetico-teatrale da parte di Lucia Marcucci che, già proveniente da esperienze di teatro, pochi anni dopo scriverà un testo dal titolo La “Cinepoesia” e le tecniche del montaggio non-lineare (6) in cui evidenzierà le ricerche in questo ambito sviluppate dal Gruppo 70. Ciò che ci interessa è la sostanziale unità di intenti che caratterizza lo spettacolo dal vivo Poesie e no e i vari film prodotti dal Gruppo 70, Volerà nel 70, o dai singoli artisti come Baci, Abbracci di Lucia Marcucci o Cavalcata di Marcucci e Pignotti che, come scrive Marcucci, « attraverso un nuovo metodo strutturale che chiameremo “non lineare”, con un’operazione che attinge all’esperienza di più arti maggiori e minori (pittura, poesia, teatro, musica, grafica pubblicitaria, giornalismo), alcuni membri del Gruppo 70, hanno portato a termine un lavoro di équipe da loro chiamato cinepoesia, di significato ideologicamente di opposizione e ironizzante tutte le forme alienanti dell’attuale società di massa.» (7)
La non-linearità messa in primo piano da Marcucci come metodo strutturale, non è altro che la necessità di andare « verso la ricerca di una nuova grammatica del linguaggio cinematografico» (8) che riscontriamo nella ricerca di una nuova grammatica del linguaggio poetico proposta dalla Poesia Visiva.
Non linearità che nel cinema « servendosi di spezzoni di pellicole in bianco nero e a colori, di varia provenienza (cinegiornali, film comici, documentari, film di guerra, film rosa, provini, ecc.) e destinazione (politica, informativa, sociologica, comica, di puro divertimento, eccetera), e operando sulle possibili combinazioni di tali spezzoni » sfocia in « una ri-creazione di linguaggio » (9) così come « La poesia visiva, invece, infrangendo il privilegio accordato all’uso verbale della parola o alla parola tout court, si pone all’esterno della letteratura in quanto non le è complementare, non ne attinge direttamente i modelli, non ne rispetta i “generi” e si postula addirittura come alternativa.» (10)
Lo stesso metodo di montaggio/collage è utilizzato anche nella creazione di alcune delle prime poesie sonore da parte dei membri del Gruppo come quelle contenute in Poesie tecnologiche del Gruppo 70 (11), pubblicate dalle Edizioni Amodulo nel 1971 nella collana Poesia Sonora. Poesia auditiva di Marcucci, ad esempio, è un collage “in diretta” di musiche, canzoni, pubblicità ed altri suoni ottenuto cambiando stazione su una radio a transistor. Una sorta di blob audio antelitteram o, meglio, un audio-tableau-piège che rimodula l’idea della cattura del reale agito in alcune opere del Nouveau Réalisme. Lo stesso si può dire anche di composizioni più tarde, come Assenza: segreteria telefonica (1992) di Lamberto Pignotti, che presenta una serie di messaggi registrati della segreteria telefonica dell’autore, trasformando quindi in opera la documentazione di un momento di vita dell’artista stesso.
Poetry gets into life (La poesia entra nella vita) recita il titolo di una serie di lavori Eugenio Miccini. Ancora una volta è l’equazione arte = vita ad emergere e a guidare anche le sperimentazioni del Gruppo 70. Equazione che si coniuga con l’urgenza di avere una presa sul reale, d’incidere sulla quotidianità, l’idea utopistica secondo cui « o la poesia, o l’arte in generale, trasforma profondamente i costumi, o è nulla.» (12)

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NOTE
1) Lamberto Pignotti, Il Secondo Gruppo 70, in NAC no.1/1973

2)A questo proposito rinvio ai testi teorici di Dick Higgins, in particolare a: Styles in Cognitivism (1976), Intermedia addenda (1981), Horizons (1983), Fluxus and Intermedia (1998).

3) Giovanni Fontana, La voce in movimento. Vocalità, scritture e strutture intermediali nella sperimentazione poetico-sonora, Harta Performing & Momo, Monza, 2003, pag. 204

4)Adriano Spatola, Verso la poesia totale, Paravia, Torino, 1978, pag. 15

5)Eugenio Miccini, Poesie e no, in Théatron, vol. 1, Laser, Verona, 1990, pag. 15

6)Lucia Marcucci, La “Cinepoesia” e le tecniche del montaggio non-lineare (1971), in P. Peterlini, Rivoluzione a parole. Poesia sperimentale internazionale dal 1946 a oggi. Manifesti e testi teorici, Danilo Montanari editore, Ravenna, 2019, pag. 160-161

7) Ibidem, pag. 160

8) Ibidem, pag. 161

9) Ibidem, pag. 160

10)Eugenio Miccini / Michele Perfetti, La poesia visiva e il presente-futuro (1971), in P. Peterlini, op. cit. pag. 165

11)Audiocassetta pubblicata in 300 esemplari contenete le seguenti tracce audio: Lucia Marcucci, “Poesia auditiva” (1970); Eugenio Miccini, “Concerto per armi, vox humana e varia tecnologia” (1965); Luciano Ori, “Situazione bianca PTF-1” (1970); Michele Perfetti, “Poema inglobante” (1969); Lamberto Pignotti, “Il re dei pagliacci” (1965)

12)Eugenio Miccini, La poesia è violenza, in E. Miccini, Poesia Visiva, politica, pubblica, Ed. Tèchne, FI, 1972

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